Bonifica serbatoi: quando è necessaria, come si svolge e cosa prevede la normativa

Serbatoi di processo, cisterne di stoccaggio, depositi di carburante, vasche interrate: in molte aziende sono infrastrutture che lavorano per anni senza che nessuno le guardi davvero. Finché non arriva il momento di cambiare prodotto, riparare una perdita, dismettere un impianto o semplicemente capire perché qualcosa non funziona più come dovrebbe. È allora che si pone la domanda: serve una bonifica?

La bonifica dei serbatoi è un intervento tecnico delicato, che unisce aspetti ambientali, di sicurezza sul lavoro e di gestione dei rifiuti. In questa guida vediamo quando è necessaria, come si svolge passo dopo passo, cosa prevede la normativa, a partire dal DPR 177/2011, e come scegliere un operatore qualificato.

Cos’è la bonifica di un serbatoio

Con “bonifica di un serbatoio” si intende l’insieme delle operazioni che servono a svuotare, pulire e mettere in sicurezza un serbatoio o una cisterna, eliminando residui, fanghi, sedimenti ed eventuali vapori pericolosi. L’obiettivo è riportare il serbatoio in condizioni tali da poter essere riutilizzato, ispezionato, riparato o dismesso senza rischi per le persone e per l’ambiente.

È importante non confondere la bonifica del serbatoio con la bonifica del sito: la prima riguarda il contenitore e il suo contenuto, la seconda il suolo o le acque eventualmente contaminati da una perdita, e segue un procedimento diverso previsto dalla normativa ambientale.

Quando è necessaria la bonifica di un serbatoio

Le situazioni più frequenti in cui è necessario intervenire sono:

  • accumulo di fanghi, sedimenti o acqua sul fondo, che riducono la capacità utile e possono compromettere la qualità del prodotto stoccato;
  • cambio del prodotto contenuto, quando il serbatoio deve essere destinato a un liquido diverso e non sono ammesse contaminazioni;
  • ispezioni interne e prove di tenuta, previste dalla manutenzione o dalle prescrizioni autorizzative;
  • riparazioni e lavori a caldo, come saldature o tagli, che su un serbatoio non bonificato possono causare incendi o esplosioni;
  • perdite o sospette contaminazioni, che richiedono lo svuotamento immediato per limitare i danni;
  • dismissione o rimozione del serbatoio, per esempio quando si sostituisce una vecchia cisterna di gasolio con un altro sistema di riscaldamento, o quando un impianto produttivo viene chiuso;
  • compravendita o cambio di destinazione di un immobile, quando è necessario dimostrare che la cisterna presente è stata svuotata e messa in sicurezza.

La pulizia dei serbatoi industriali è obbligatoria?

Non esiste un’unica norma che imponga a tutte le aziende una pulizia periodica dei serbatoi con una scadenza fissa. Gli obblighi, però, possono derivare da più fonti:

  • le autorizzazioni ambientali dell’impianto, che possono prescrivere controlli, prove di tenuta e manutenzioni periodiche;
  • le norme di prevenzione incendi, per i depositi di liquidi infiammabili soggetti ai controlli dei Vigili del Fuoco;
  • i regolamenti regionali o comunali, che in alcuni casi disciplinano le prove di tenuta e la dismissione dei serbatoi interrati;
  • l’obbligo generale del gestore di evitare perdite e inquinamento e, in caso di potenziale contaminazione, di attivare le procedure previste dal D.Lgs. 152/2006;
  • le istruzioni del costruttore e le esigenze di sicurezza del processo produttivo.

In pratica, anche quando la bonifica non è imposta da una scadenza, diventa necessaria in tutte le situazioni viste sopra. E quando comporta l’ingresso o il lavoro all’interno del serbatoio, entra in gioco una normativa specifica sulla sicurezza.

Il DPR 177/2011: la sicurezza negli ambienti confinati

I serbatoi sono l’esempio tipico di ambiente confinato o sospetto di inquinamento: spazi con accessi limitati, ventilazione scarsa e possibile presenza di gas, vapori tossici o infiammabili, o carenza di ossigeno. Sono tra i luoghi di lavoro più pericolosi, e gli incidenti che vi avvengono spesso coinvolgono più persone, compresi i colleghi che intervengono per soccorrere senza le protezioni adeguate.

Per questo il DPR 177/2011 stabilisce requisiti specifici per le imprese e i lavoratori autonomi che operano in questi ambienti, che si aggiungono agli obblighi generali del D.Lgs. 81/2008. Tra i principali:

  • presenza di personale esperto: almeno il 30% della forza lavoro impiegata deve avere un’esperienza almeno triennale in ambienti confinati, e questa esperienza è richiesta anche a chi svolge il ruolo di preposto;
  • informazione e formazione specifica di tutto il personale, compreso il datore di lavoro, sui rischi degli ambienti confinati;
  • dispositivi di protezione individuale, strumentazione e attrezzature idonee, con relativo addestramento;
  • addestramento periodico sull’applicazione delle procedure di sicurezza e di emergenza;
  • procedure di lavoro specifiche, comprese quelle di emergenza e salvataggio;
  • regolarità contributiva e integrale applicazione dei contratti collettivi di settore.

Il DPR 177/2011 prevede anche obblighi per il committente: prima dell’inizio dei lavori deve informare in modo dettagliato gli addetti sui rischi dell’ambiente in cui operano e individuare un proprio rappresentante, adeguatamente formato, che vigili sulle attività. Il subappalto è ammesso solo se autorizzato e con contratti certificati.

In sintesi, affidare la bonifica di un serbatoio a un’impresa non qualificata non è solo un rischio per la sicurezza: è una violazione di cui risponde anche l’azienda committente.

Come si svolge una bonifica serbatoi, passo dopo passo

Ogni intervento va progettato in base al tipo di serbatoio, al prodotto contenuto e alle condizioni del sito, ma le fasi principali sono in genere queste.

  1. Sopralluogo e valutazione dei rischi. Si raccolgono le informazioni sul serbatoio, come volume, materiale, posizione, accessi e prodotto stoccato, e si valutano i rischi specifici. In questa fase si definiscono le procedure di lavoro e si coordinano le attività con il committente.
  2. Messa in sicurezza dell’area. Si isolano il serbatoio e le tubazioni collegate, si scollegano le fonti di energia e si delimita la zona di lavoro, eliminando le possibili fonti di innesco nel caso di prodotti infiammabili.
  3. Svuotamento e recupero del prodotto residuo. Il liquido ancora presente viene aspirato con mezzi specializzati. Quando possibile, il prodotto recuperabile viene separato dai residui.
  4. Aspirazione di fanghi e sedimenti. I residui accumulati sul fondo vengono rimossi, privilegiando dove possibile le operazioni dall’esterno per ridurre la necessità di ingresso nel serbatoio.
  5. Lavaggio delle superfici interne. Le pareti e il fondo vengono puliti con sistemi adatti al prodotto contenuto e al materiale del serbatoio, per eliminare incrostazioni e depositi.
  6. Degassificazione e verifica dell’atmosfera. Per i serbatoi che hanno contenuto carburanti o sostanze volatili, si eliminano i vapori residui e si verificano con strumenti di misura l’assenza di atmosfere pericolose e la presenza di ossigeno sufficiente.
  7. Certificazione dell’avvenuta bonifica. Al termine, un tecnico qualificato attesta le condizioni del serbatoio con un certificato di avvenuta bonifica, spesso indicato come certificato “gas free”, necessario per le lavorazioni successive o per la dismissione.
  8. Gestione dei rifiuti prodotti. Residui, fanghi e acque di lavaggio sono rifiuti e vanno classificati, trasportati e conferiti a impianti autorizzati, con la relativa documentazione.

La bonifica di una cisterna carburante

Un caso molto frequente è la bonifica della cisterna di gasolio o di altro carburante, sia nelle aziende sia nelle abitazioni, dove spesso restano cisterne interrate non più utilizzate dopo il passaggio al metano o alla pompa di calore.

In questi casi la bonifica ha alcune particolarità:

  • il carburante residuo e i vapori sono infiammabili, quindi la fase di degassificazione è fondamentale;
  • sul fondo si accumulano spesso acqua di condensa, morchie e sedimenti, che vanno rimossi e smaltiti come rifiuti;
  • dopo la bonifica si decide se rimuovere la cisterna o, dove consentito dalle norme locali, metterla in sicurezza in loco, per esempio riempiendola con materiale inerte;
  • è importante conservare il certificato di avvenuta bonifica e la documentazione di smaltimento dei residui, utili anche in caso di vendita dell’immobile.

Una cisterna dismessa e mai bonificata è un rischio concreto: con il tempo può corrodersi e rilasciare residui di idrocarburi nel terreno, trasformando un intervento relativamente semplice in un problema di contaminazione del sito, molto più complesso e costoso da gestire.

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Cosa succede ai residui della bonifica

I materiali rimossi durante la bonifica, come prodotto non recuperabile, fanghi, morchie e acque di lavaggio, sono rifiuti speciali, spesso pericolosi. Devono quindi essere gestiti come tali:

  • classificati con il corretto codice EER, per esempio tra quelli previsti per i rifiuti della pulizia di serbatoi, eventualmente con il supporto di analisi di laboratorio;
  • trasportati da soggetti iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, con il formulario di identificazione dei rifiuti;
  • conferiti a impianti autorizzati al loro trattamento, recupero o smaltimento.

Affidarsi a un operatore che gestisce l’intera filiera, dalla bonifica al conferimento finale, semplifica molto il lavoro dell’azienda e riduce il rischio di errori documentali.

Da cosa dipendono tempi e costi di una bonifica

Non esiste un prezzo standard per la bonifica di un serbatoio. I principali fattori che incidono su tempi e costi sono:

  • tipo e dimensioni del serbatoio, fuori terra o interrato;
  • prodotto contenuto, e quindi la pericolosità dei residui;
  • quantità di fanghi e sedimenti da rimuovere;
  • accessibilità del serbatoio e dell’area di lavoro;
  • necessità di ingresso nel serbatoio e relative misure di sicurezza;
  • quantità e tipologia dei rifiuti da smaltire;
  • eventuali interventi successivi, come rimozione, inertizzazione o prove di tenuta.

Per questo la valutazione corretta parte sempre da un sopralluogo tecnico.

Come scegliere l’impresa per la bonifica dei serbatoi

Prima di affidare l’intervento, è importante verificare che l’impresa:

  • sia qualificata per operare in ambienti confinati secondo il DPR 177/2011, con personale formato ed esperto;
  • disponga di mezzi e attrezzature adeguati, come autospurghi, cisterne e strumenti per la misurazione dell’atmosfera;
  • sia iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per il trasporto dei rifiuti prodotti, nelle categorie e per i codici EER corretti;
  • gestisca il conferimento dei residui presso impianti autorizzati, con tutta la documentazione;
  • rilasci, al termine, la documentazione dell’intervento e l’attestazione dell’avvenuta bonifica.

Ecoservizi: bonifica serbatoi a Torino e provincia

Ecoservizi effettua interventi di bonifica serbatoi a Torino e provincia su serbatoi industriali, cisterne di stoccaggio, serbatoi per carburanti e sistemi di raccolta dei liquidi industriali. Il servizio comprende l’aspirazione dei residui, la rimozione di fanghi e sedimenti, la pulizia delle superfici interne, la verifica dello stato del serbatoio e il ripristino delle condizioni operative.

Grazie a un parco mezzi autorizzato, con Canal-Jet e cisterne, e a personale qualificato, gestiamo direttamente anche il trasporto e lo smaltimento dei residui presso impianti autorizzati, con il supporto delle analisi di caratterizzazione per la corretta classificazione dei rifiuti.

Dal 2005 affianchiamo aziende, industrie ed enti del territorio torinese e del Nord-Ovest nella gestione dei servizi ambientali, con un unico interlocutore dalla valutazione iniziale al conferimento finale.

Ci trovi in Viale Kennedy 69 a Leinì (TO). Per valutare la bonifica di un serbatoio chiama lo 011 7793454 o scrivi a info@ecoservizi-srl.com.

Domande frequenti sulla bonifica dei serbatoi

Quando è necessario bonificare un serbatoio?
Quando si accumulano fanghi e sedimenti, quando si cambia il prodotto contenuto, prima di ispezioni, riparazioni o lavori a caldo, in caso di perdite e sempre prima della dismissione o rimozione del serbatoio.

La pulizia dei serbatoi industriali è obbligatoria?
Non esiste una scadenza fissa valida per tutti. Gli obblighi possono derivare dalle autorizzazioni ambientali dell’impianto, dalle norme di prevenzione incendi, dai regolamenti locali sui serbatoi interrati e dall’obbligo generale di prevenire perdite e inquinamento.

Cosa prevede il DPR 177/2011 per la bonifica dei serbatoi?
Stabilisce i requisiti per le imprese che lavorano in ambienti confinati o sospetti di inquinamento, come i serbatoi: personale esperto in percentuale minima, formazione e addestramento specifici, DPI e attrezzature idonee, procedure di emergenza. Prevede anche obblighi di informazione e vigilanza per il committente.

Come si bonifica una cisterna di gasolio interrata?
La cisterna viene svuotata, i residui e le morchie vengono aspirati, le superfici interne pulite e il serbatoio degassificato. Al termine si rilascia il certificato di avvenuta bonifica e si procede alla rimozione o, dove consentito, alla messa in sicurezza in loco.

Cos’è il certificato gas free?
È l’attestazione, rilasciata da un tecnico qualificato, che all’interno del serbatoio non sono presenti gas o vapori pericolosi. È necessaria per eseguire lavori a caldo, ingressi o la dismissione del serbatoio.

I residui della bonifica sono rifiuti?
Sì. Fanghi, morchie, prodotto non recuperabile e acque di lavaggio sono rifiuti speciali, spesso pericolosi, e devono essere classificati, trasportati da soggetti autorizzati e conferiti a impianti idonei.

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